G.V.

Buoni postali fruttiferi

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Un ulteriore riconoscimento della prevalenza del dato testuale nella definizione del contenuto del rapporto tra il sottoscrittore e Poste Italiane s.p.a.

Come noto, con la recente ordinanza n. 4761, emessa in data 13.10.2017 e pubblicata il 28.2.2018, la Sezione I della Corte di Cassazione è tornata a esprimersi in tema di condizioni di rimborso, da parte di Poste Italiane s.p.a., dei buoni fruttiferi postali.

Più nello specifico, la Suprema corte è stata nuovamente chiamata a pronunciarsi in relazione alle ipotesi in cui si registri una discrepanza tra le condizioni di rimborso risultanti dal testo buono oggetto di sottoscrizione da parte del risparmiatore e quelle, invece, astrattamente delineate a livello normativo, alla luce del dettato dell’art. 173 del D.P.R. 29.3.1973, n. 156 (cd. Codice postale) e dei decreti ministeriali cui tale norma demandava la determinazione dei tassi di interesse.

I Giudici di legittimità hanno quindi avuto modo di ribadire la tesi della prevalenza, ai fini indicati, delle indicazioni risultanti dal tenore letterale del buono.

 

I precedenti gradi di giudizio

La controversia definita dalla Cassazione mediante l’ordinanza in commento ha avuto origine dalla domanda, azionata da un risparmiatore avanti il Tribunale di Belluno, volta ad ottenere il rimborso di due buoni fruttiferi postali del valore di Lire 1.000.000,00 sottoscritti in data 4.12.1984 e 19.12.1984, in applicazione dei tassi di interesse descritti nella tabella posta sul retro di ciascuno dei titoli.

La domanda, parzialmente accolta dal Giudice di prime cure, veniva invero respinta, in sede di gravame, dalla Corte d’appello di Venezia, la quale accoglieva l’appello incidentale proposto da Poste Italiane s.p.a. condannando il risparmiatore alla restituzione di quanto percepito in esecuzione della sentenza di primo grado.

In particolare, la tesi di parte attrice si fondava sul rilievo per cui benché sulla facciata anteriore dei due buoni fosse presente la dicitura indicante l’appartenenza degli stessi alla serie “AB/AA”, sul retro era invece stata apposta la stampigliatura indicante la misura degli interessi previsti (per i primi 20 anni a decorrere dalla sottoscrizione) per i buoni appartenenti alla serie “P/O”, di cui il risparmiatore pretendeva quindi l’applicazione.

La Corte d’appello adita, disattendendo tale argomentazione, ricordava come i titoli in questione costituissero titoli di legittimazione e non titoli di credito, risultando pertanto privi del carattere della letteralità proprio di questi ultimi; di talché, le condizioni di rimborso dovevano dirsi regolate da quanto disposto dal D.M. 16.6.1984 per i buoni appartenenti alla serie “AA/AB”, con conseguente prescrizione del diritto al rimborso.

 

Il giudizio innanzi la Suprema corte

Con un unico motivo di impugnazione, il risparmiatore denunciava, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3-5, la violazione e falsa applicazione degli artt. 3-5-8-10 del D.M. 16.6.1984, nonché dell’art. 1342 c.c.-

Più nello specifico, il ricorrente sosteneva che i buoni dovessero essere rimborsati in applicazione dei tassi relativi alla serie “P/O” indicati sulla facciata posteriore, e quindi alla stregua di titoli appartenenti alla serie ordinaria e non, invece, alla serie speciale “a termine” denominata “AA/AB”, attesa la prevalenza della tabella stampigliata sul retro del titolo rispetto alle altre indicazioni testuali alla luce della previsione di cui all’art. 1342 c.c.-

La Corte di Cassazione, ricostruito sinteticamente il quadro normativo di riferimento (in questa sede per brevità è sufficiente richiamare il dettato dell’art. 10 del D.M. 16.6.1984: “sono, a tutti gli effetti, titoli della nuova serie speciale a termine, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con le lettere AB che saranno forniti dal Poligrafico dello Stato, i buoni della precedente serie “AA” emessi dagli uffici postali dal 1 luglio 1984 in poi. Su questi ultimi verranno apposti, a cura degli uffici postali, due bolli: uno sulla parte anteriore, con la dicitura Serie AB-AA, l'altro sul retro, recante la misura dei nuovi tassi ed i nuovi termini di scadenza”), ha accolto il ricorso.

La Suprema Corte ha infatti ribadito come, ferma restando la qualificazione dei buoni portali fruttiferi quali documenti di legittimazione e non quali titoli di credito, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si formi sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni sottoscritti, con la conseguenza che lo stesso non può essere del tutto svalutato a favore dell’automatica applicazione delle condizioni di rimborso definite con decreto ministeriale, se difformi da quelle riportate sul titolo.

Al contrario, l’individuazione del contenuto del regolamento posto in essere dalle parti si fonda prettamente sull’esame del testo del buono, da considerare nel suo complesso, rifuggendone una lettura atomistica.

 

Elementi rilevanti

Ciò precisato, si evidenzia che l’ordinanza in commento appare rilevante perché oltre a ribadire aspetti quali quello della natura strettamente contrattuale del rapporto che si costituisce tra sottoscrittore del buono postale fruttifero e Poste Italiane s.p.a. – di fatto ormai pacificamente riconosciuti dalla giurisprudenza di legittimità, ma paradossalmente non ancora da talune corti di merito, le cui pronunce paiono porsi nel solco della tesi della natura pubblicistica dei buoni postali fruttiferi – eleva a principio di portata generale l’assunto già enunciato dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione nel 2007 (Cass. civ., sez. un., 15.6.2007, n. 13979) in merito alla rilevanza da attribuire al tenore letterale del buono.

Come noto, infatti, la sentenza da ultimo richiamata aveva destato più di una perplessità (cui aveva contribuito anche la formulazione non troppo felice della massima ufficiale, non pienamente aderente alla ratio decidendi in quella sede fatta propria dal Giudice di legittimità) avendo sì riconosciuto la prevalenza del tenore letterale del buono, ma introducendo in relazione a tale aspetto una condizione rappresentata dalla data di emissione del titolo, rispetto a quella di adozione del D.M. 16.6.1984.

L’ordinanza annotata, invece, ha il pregio di superare la discutibile impostazione fatta propria dalle Sezioni unite, enunciando invece una regola cui pare poter essere attribuita valenza generale ai fini della determinazione dell’entità dell’obbligazione gravante in capo a Poste Italiane s.p.a. nei confronti del sottoscrittore.



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