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Buoni Postali Fruttiferi - Ordinanza interlocutoria Corte di Cass. n. 21543/2018

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(Nota a Cass. civ., sez. I, 31.8 .2018, n. 21543)

 

La recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione, Sezione I, n. 21543, pubblicata il 31 agosto 2018, rappresenta un importante tassello per la tutela dei risparmiatori nell’intricata vicenda dei buoni fruttiferi postali.

 

Il Supremo Collegio ha infatti ravvisato l’opportunità che le Sezioni Unite si pronuncino sulla individuazione delle condizioni necessarie per l’applicazione ai buoni postali fruttiferi già emessi (quali quelli appartenenti alla serie ‘0’) della riduzione, in corso di rapporto, del tasso di interessi compensativo operata, sulla base della norma dell’art. 173 cod. postale, da un intervento ministeriale.

 

Più nello specifico, il caso sottoposto all’attenzione dei giudici di legittimità prende le mosse dalla pronuncia della Corte d’Appello di Catanzaro (n. 1763, depositata il 14.12.2013) che conferma il rigetto dell’opposizione proposta da Poste Italiane S.p.A. al decreto ingiuntivo che le aveva intimato di rimborsare al risparmiatore un buono postale fruttifero, appartenente alla serie denominata ‘O’, secondo la misura prevista nel contratto costitutivo, come riportata nel testo del relativo documento.

 

In tale contesto la Suprema Corte, ricostruito brevemente il quadro normativo di riferimento, approfondiva le questioni sottese alle due possibili soluzioni interpretative.

 

L’una, fatta propria da Poste Italiane S.p.A., si sostanzia nell’assunto secondo il quale la disciplina dei buoni fruttiferi postali non è contenuta in un contratto tra Poste e il titolare del buono, ma nelle norme di cui al D.P.R. n. 156/1973 e al D.P.R. n. 256/1989, da cui discende l’automatica applicabilità, nel regolamento dell’emissione dei buoni, del testo dell’art. 173 comma 1 cod. postale vigente all’epoca (“le variazioni del saggio di interesse de buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto ministeriale – omissis – da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto per i buoni di nuova serie, emessi alla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie”). Con la conseguenza ulteriore che sin dal momento della stipula dei buoni gli investitori devono considerarsi pienamente consapevoli della circostanza che i tassi possono subire variazioni.

 

L’altra, contrapposta, in linea con le argomentazioni più volte ribadite dalla difesa dei risparmiatori (e nel solco in parte già tracciato dalla pronuncia a Sezioni Unite n. 13979/2007), secondo la quale il tenore del comma 1 dell’art. 173 cod. postale risulta chiaro nell’escludere ogni eventualità di allineamento automatico dei tassi delle diverse serie, e nell’attribuire al ministro competente un vero e proprio potere discrezionale di modifica unilaterale delle condizioni economiche dell’investimento di cui al buono, necessariamente previsto nel contesto del contratto “sì che il risparmiatore ne sia effettivamente avvertito al momento di sottoscrivere il buono e possa valutare appieno le opportunità e i rischi che lo stesso comporta”, e ciò in linea con il sistema generale dei contratti e con la normativa costituzionale di tutela del risparmio, di cui all’art. 47 comma 1 della Costituzione.

 

L’ordinanza annotata, dunque, ha il pregio di evidenziare come le vicende relative ai buoni fruttiferi postali costituiscano questioni della massima importanza, anche alla luce della diffusione che nel tempo ha avuto tale investimento tra i risparmiatori e del relativo contenzioso generatosi.

 

Non resta allora che attendere la pronuncia delle Sezioni Unite.



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