G.V.

Buoni postali fruttiferi serie P

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(Nota a Trib. Como, ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 28.8.2018)

 

L’ordinanza in commento riveste la massima importanza in materia di tutela del risparmiatore e di certezza del diritto nell’ambito della vicenda dei buoni postali fruttiferi, sulla quale si attende, come noto, la pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

 

Nel caso di specie il ricorrente conveniva in giudizio Poste Italiane per sentir accertare e dichiarare il suo diritto a vedersi liquidati gli interessi indicati nella tabella presente sui buoni fruttiferi postali a suo tempo sottoscritti.

 

Si tratta, nello specifico, di buoni postali fruttiferi appartenenti alla serie denominata ‘P’ (che, come noto, garantivano un rendimento dal 9% al 15% fino al ventesimo anno di conservazione e le rendite maturate per ciascun bimestre dal ventunesimo anno dell’emissione fino alla presentazione per la riscossione come da tabella stampata sui buoni), collocati, tuttavia, tra il 1988 e il 1989.

 

A fronte della contestazione di Poste Italiane sulla pretesa del risparmiatore, fondata sul consueto assunto dell’intervenuta modifica dei tassi di rendimento ad opera del D.M. 13.6.1986, introduttivo della serie ‘Q’, e sulla loro automatica applicazione anche ai buoni delle serie precedenti, il Giudice attribuisce rilevanza alla circostanza che la modificazione del tasso di interesse operata unilateralmente dalla convenuta, oltre a non essere mai stata comunicata al risparmiatore nel periodo di durata dell’investimento, “non poteva essere conoscibile da parte dell’attore con l’uso dell’ordinaria diligenza posto che, come ammesso dalla stessa convenuta i buoni consegnati non recavano (come previsto dalle normative ministeriali in materia) la stampigliatura con la nuova indicazione della serie (Q) e del nuovo tasso di interesse”.

 

Il Giudice conclude poi, richiamando l’orientamento del Tribunale di Napoli (sentenza del 24.11.2000), affermando significativamente che “benchè l’art. 6 l. 17 febbraio 1992 n. 154 (come d’altronde il successivo art. 118 d. leg. 385-93) preveda che i tassi di interesse possano essere variati da parte della Banca in senso sfavorevole al cliente … (occorre) … che ne sia data al medesimo comunicazione scritta e che, in mancanza di tale comunicazione, la variazione è inefficace …”

 



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