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Buoni postali fruttiferi serie “Q/P”: il Tribunale di Bergamo accoglie la domanda del risparmiatore

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(nota a Tribunale di Bergamo, ordinanza ex art. 702-ter c.p.c. del 7.12.2018, n. 5041/2017 R.G.)

 

Con la recentissima ordinanza ai sensi dell’art. 702-ter c.p.c., emessa in data 6.11.2018 e pubblicata lo scorso 7.12.2018, il Tribunale di Bergamo ha confermato il proprio orientamento in prevalenza favorevole nei confronti del risparmiatore, riconoscendo a quest’ultimo il diritto al rimborso del buono fruttifero postale in applicazione dei tassi di interesse riportati sul retro del titolo (anziché quelli inferiori introdotti con D.M. 13.6.1986, istitutivo della serie di buoni postali fruttiferi contraddistinta dalla lettera “Q”).

 

La fattispecie oggetto della decisione in commento riguardava, in particolare, il rimborso di un buono appartenente alla serie “Q/P”, emesso in data 17.3.1987 e quindi soggetto alla disciplina dell’art. 5 del D.M. 13.6.1986, in forza del quale “sono, a tutti gli effetti, titoli della nuova serie ordinaria, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera “Q”, i cui moduli verranno forniti dal Poligrafo dello Stato, i buoni della precedente serie “P” emessi dal 1° luglio 1986.

Per questi ultimi verranno apposti, a cura degli uffici postali, due timbri: uno sulla parte anteriore, con la dicitura “Serie Q/P”, l’altro, sulla parte posteriore, recante la misura dei nuovi tassi”.

 

La difesa del risparmiatore evidenziava come il buono da questi posseduto fosse stato emesso in violazione della norma appena richiamata: infatti, mentre sulla facciata anteriore era presente il primo dei timbri indicati (“serie Q/P”), sul retro era presente il timbro indicante la variazione dei tassi di interesse introdotta con D.M. 13.6.1986 (il quale si sovrapponeva alla tabella dei saggi di interesse originariamente impressa sul buono, conformemente a quanto disposto dalla normativa rilevante), ma solo con riferimento ai tassi applicati per i primi venti anni di durata del rapporto.

Al contrario, nessuna modifica era stata apportata, nel rispetto delle modalità chiaramente indicate dal citato art. 5, alla dicitura relativa all’importo fisso a bimestre riconosciuto per gli anni dal ventunesimo al trentesimo dalla data di emissione del titolo.

In altre parole, per effetto dell’errore nell’apposizione dei timbri sul buono compiuto da Poste Italiane s.p.a., il titolo rilasciato al risparmiatore riportava condizioni di rimborso non più attuali al momento dell’emissione, in quanto contrastanti con la normativa già all’epoca vigente.

Di conseguenza, il titolare del buono chiedeva il rimborso dello stesso (i) in applicazione dei tassi di cui al D.M. 13.6.1986 per i primi venti anni dell’investimento (ii) in applicazione delle condizioni riportate sul titolo – e non modificate nelle forme richieste dal D.M. citato – per gli ultimi dieci.

 

L’ordinanza in commento ha accolto tale pretesa, dando applicazione ai principi espressi dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Cass. civ., sez. un., 15.6.2007, n. 13979), così precisando: “i termini menzionati sul documento [il buono postale fruttifero, n.d.r.] possono mutare solo per la sopravvenienza (quindi successivamente alla formazione del documento) di una determinazione amministrativa […] La prestazione dunque esigibile è quella indicata nel documento oppure variata successivamente, ma non quella eventualmente diversa prevista dall’autorità amministrativa già in precedenza.

Al soggetto che richiede il bpf viene infatti prospettata una specifica operazione finanziaria che il cliente valuta sotto il profilo della convenienza e del rischio connesso all’investimento ed in relazione alla quale egli si persuade alla sottoscrizione. […]

Laddove quindi l’amministrazione postale, dopo l’emissione del documento, potesse applicare al rapporto condizioni diverse da quelle rappresentate al cliente all’atto dell’investimento, e non riferibili a fatti sopravvenuti, dovrebbe concludersi […] che l’informazione data sarebbe stata erronea e fuorviante e le esigenze di tutela dei risparmiatori garantite proprio dagli elementi essenziali dell’investimento riportati sul documento sarebbero state completamente compromesse.

Proprio in considerazione di tali motivi il contrasto, in riferimento al saggio degli interessi, tra le condizioni apposte sul titolo e quelle stabilite dal d.m. che ne ha disposto l’emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime.”

Come riferito, l’ordinanza in commento si allinea all’orientamento ormai prevalente nella giurisprudenza di merito in tema di buoni postali fruttiferi appartenenti alla serie “Q/P”; ed inoltre, la stessa risulta essere particolarmente rilevante alla luce della possibile portata generale dei principi affermati in punto di tutela del risparmiatore, e segnatamente del diritto di quest’ultimo a ricevere un’informativa chiara e completa in merito alle caratteristiche dell’investimento effettuato.



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