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Diamanti da investimento – sentenze TAR Roma 14.11.2018

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IL TAR LAZIO CONFERMA LA DECISIONE DELL’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NEI CONFRONTI DELLE SOCIETA’ VENDITRICI D.P.I. S.p.A. E I.D.B. S.p.A. E DEGLI ISTITUTI DI CREDITO COINVOLTI BANCO BPM S.p.A. - UNICREDIT S.p.A. - MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.p.A.

 

(Decisioni Tar Lazio, sez. I, 14.11.2018 nn. 10965 - 10966 - 10967 - 10968 - 10969)

 

Con le sentenze in commento il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha confermato integralmente, anche con riferimento agli importi delle sanzioni, le decisioni già emanate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 30 ottobre 2017 nei confronti di D.P.I. S.p.A., I.D.B. S.p.A., Banco BPM S.p.A., Unicredit S.p.A. e Monte dei Paschi di Siena S.p.A., ribadendo la scorrettezza delle pratiche commerciali poste in essere dalle società sopra indicate.

Tra l’attività ritenuta scorretta risulta quella, posta in essere nei confronti dei risparmiatori, della prospettazione omissiva ed ingannevole di alcune caratteristiche essenziali dell’investimento in diamanti con il conseguente divieto di ulteriore promozione. In particolare, risultano sanzionate le condotte di diffusione ingannevole ed omissiva di: a) prezzo di vendita dei diamanti, fissato in maniera autonoma dal professionista e tale da comprendere costi e margini di importo complessivamente superiore al valore della pietra, ma presentato come quotazioni di mercato; b) aspettativa di apprezzamento del valore futuro dei diamanti, attraverso grafici costruiti sull’andamento dei propri prezzi di vendita presentati come ‘quotazioni’ quando in realtà trattavasi di pubblicità della medesima società venditrice; c) facile liquidabilità e rivendibilità del diamante laddove, invero, ciò risultava possibile unicamente ricollocando i diamanti mediante lo stesso canale utilizzato per l’acquisto.

Per quanto concerne l’attività posta in essere dagli istituti di credito il TAR ha rigettato le domande dei medesimi anche alla luce della circostanza che, l’attività svolta dall’istituto non era di mero segnalatore dei funzionari bancari alla società venditrice ma, risulta agli atti nella stessa convenzione sottoscritta tra banca e società venditrice, che i funzionari dell’istituto provvedevano ad inoltrare alla medesima le disposizioni di acquisto sottoscritte dai propri correntisti con conseguente realizzo di provvigione sulle vendite nella misura percentuale tra il 10% e il 20% comportando, pertanto, un ruolo attivo nella dinamica contrattuale complessiva in cui il consumatore era coinvolto.



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