G.V.

Trasporto aereo: in caso di ritardo del volo, la responsabilità da parte della compagnia è presunta.

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Con la recente pronuncia del 5.10.2018, n. 24547, la Corte di Cassazione, sez. III, è tornata a pronunciarsi in materia di trasporto aereo internazionale di persone, ed in particolare in merito alla responsabilità risarcitoria della compagnia aerea nelle ipotesi di inadempimento, a norma della Convenzione di Montreal del 28.5.1999 e del Regolamento CE dell’11.2.2004, n. 261/2004.

In particolare, la Suprema Corte ha confermato il proprio consolidato orientamento in merito alla ripartizione dell’onere probatorio nelle ipotesi di azione promossa dal passeggero per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco, dalla cancellazione del volo ovvero dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario contrattualmente previsto.

I giudici di legittimità hanno ribadito come il passeggero che agisca per il risarcimento del danno cagionato dall’inadempimento ovvero dall’inesatto adempimento da parte del vettore aereo sia onerato della sola prova dell’esistenza del contratto di trasporto, cui è possibile ottemperare attraverso la mera produzione del biglietto di viaggio o di altra prova equipollente.

Lo stesso potrà invece limitarsi alla mera allegazione dell’inadempimento della compagnia aerea, spettando a quest’ultima, al contrario, la dimostrazione dell’esatto adempimento della prestazione ovvero dell’imputabilità dell’inadempimento a caso fortuito o forza maggiore, nonché il contenimento del ritardo entro le soglie di rilevanza fissate dal citato Regolamento CE (ritardo inferiore alle 2 ore).

In sostanza, nelle ipotesi di ritardo o cancellazione del volo, opera un principio di presunzione di imputabilità dell’inadempimento in capo al vettore, con la conseguenza che il risarcimento del danno è sempre dovuto, salva la prova, da parte del vettore stesso, del caso fortuito ovvero della forza maggiore.

 



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